" [...] il tempo è lento a passare, signori, terribilmente lento, e sono stranamente stanco di questa cagna di vita.
Non raggiungere Dio è senz'altro un'inezia, ma perdere Satana è grande dolore e noia immensa, in fede mia.
Ho trascinato l'Amore nel piacere, e nel fango, e nella morte;
fui traditore, bestemmiatore, carnefice; ho compiuto tutto quello che può fare un povero
diavolo d'uomo, e vedete! Ho perduto Satana. Mangio l'erba amara dello scoglio della noia.
Ho servito Venere con rabbia, poi con malizia e disgusto. Oggi le torcerei il collo sbadigliando.
Certo, nella mia giovinezza, ho cercato anch'io, proprio come voi, la miserevole gioia,
l'inquieta straniera che vi dona la sua vita e non vi dice il suo nome.
Ma in me nacque presto il desiderio di inseguire ciò che voi non conoscerete mai: l'amore immenso, tenebroso e dolce.
Più di una volta credetti di averlo afferrato: e non era che un fantasma di fiamma.
L'abbracciavo, gli giuravo eterna tenerezza, esso mi bruciava le labbra e mi copriva il capo con la mia stessa cenere, e,
quando riaprivo gli occhi, c'era il giorno orrendo della solitudine, il lungo, così lungo giorno della solitudine,
con un povero cuore tra le mani, un povero, povero, dolce cuore leggero come il passerotto d'inverno.
E una sera la lussuria dall'occhio vile, dalla fronte bassa, sedette sul mio giaciglio,
e mi contemplò in silenzio, come si guardano i morti. Una bellezza nuova, un nuovo dolore,
un nuovo bene di cui presto ci si sazi, per meglio assaporare il vino di un male nuovo, una nuova vita,
un infinito di vite nuove, ecco quello di cui ho bisogno, signori: semplicemente questo, e nulla di più.
Ah! Come colmarlo, quest’abisso della vita? Che fare?
Perché il desiderio è sempre lì, più forte, più folle che mai, come un incendio marino
che avventi la sua fiamma nel più profondo del nero nulla universale!

È un desiderio di abbracciare le infinite possibilità!
"